La “recchia” dei Maccafani

Tra gli anni 1806-1812 la delusione popolare e la rozza brutalità degli occupanti francesi, furono le cause di una ripresa su vasta scala del brigantaggio in tutta la Marsica orientale, nella Piana del Cavaliere e lungo la linea di frontiera che comprendeva i monti Ernici e Simbruini.

In questo contesto si sviluppa in Pereto un evento di brigantaggio, da cui nasce una tradizione popolare locale

Le fonti documentate

Nel febbraio del 1812, la documentazione d’archivio ben evidenzia le preoccupazioni del comandante del distaccamento di Oricola e del giudice di pace di Carsoli, che segnalarono la persistenza nel bosco di Arcinazzo, dalla parte del comune di Guarcino, di una feroce banda di briganti composta da tredici masnadieri, comandati da un ex sergente francese e otto calabresi (5).

Ed infatti, il solito capitano Mariani (evidentemente ancora in auge), il 2 marzo 1812, allarmò il sottintendente di Avezzano, scrivendo: «I Briganti dello Stato Imperiale nel numero di circa sessanta, sono penetrati nel Comune di Jenne, ove hanno ucciso il Sindaco ed il Parroco, e che successivamente dal bosco di Arcinazzo abbiano inviato a chiedere 3000 scudi a Subiaco, colla minaccia di venir a dar saccheggio in Oricola». Qualche giorno dopo, l’intendente aquilano, per smorzare i toni allarmanti, gli rispose che il numero dei predoni sembrava assai esagerato, tuttavia, era consigliabile far marciare il capo battaglione della legione Siciliani verso la frontiera sulla linea Roccavivi, mentre lo stesso capitano Mariani, per il momento, doveva spostarsi con i suoi soldati a Poggio Cinolfo, e convergere così verso il punto critico a ridosso dei monti Simbruini.

Ma i briganti, approfittando dei disguidi tra le forze dell’ordine: «penetrarono alle ore due di notte del sei andante, nel piccolo Comune di Pereto, sul confine del Circondario di Carsoli», assalendo l’abitazione del benestante Giovanni Angelo Maccafani. Poi la masnada, non paga dell’irruzione, trascinò con sé sulla montagna Macchialonga l’atterrito proprietario insieme a tre dei suoi garzoni. Dopo alcuni giorni un domestico fu lasciato libero di tornare in paese per richiedere alla famiglia dell’infelice Maccafani la somma di ben 3000 ducati, mentre i fuorilegge, temendo attacchi di sorpresa si erano spostati verso Camerata Vecchia, sull’ampio e boscoso Altopiano di Camposecco. Sebbene bisognava subito coordinare i movimenti delle truppe inseguitrici, tentando di chiudere la ritirata ai briganti, alla fine, con la collaborazione delle forze papaline di Subiaco, la gendarmeria ausiliaria comandata dal solito Mariani di Oricola ed i legionari di Poggio Cinolfo, riuscirono in qualche modo ad intercettare i masnadieri. Un nutrito scambio di fucilate caratterizzò il duro scontro tra i militi ed i briganti, durante il quale lo stesso Maccafani fu ferito ad un braccio ma poté finalmente fuggire. La sparatoria scese mano mano di intensità quando i banditi, vista inutile ogni possibile resistenza, scomparvero nell’oscurità della notte in mezzo a boscaglie fittissime (6).

5) A.S.A., Intendenza, Serie Iª, Affari Generali, Anni 1809-1812, b. 4841 B.
6) A.S.A., Intendenza, Serie Iª, Affari Generali, Anni 1811-1815, b. 4838 B.

tratto da Fulvio D’Amore, Il brigantaggio del periodo napoleonico (1806-1812) tra Carsoli, Pereto, Oricola e Rocca di Botte, Lumen, n. 10, dicembre 2004, pag. 4.

La tradizione

La gente del luogo racconta che Giovanni Angelo, detto Giannangelo, tornato in paese, dopo la liberazione, sospettò che la moglie lo avesse tradito con un paesano. Giannangelo, per vendetta, taglio l’orecchio al “presunto” amante della moglie. Ogni giorno, a pranzo, per ricordare alla moglie del “presunto sgarro” familiare, metteva l’orecchio dell’amante sulla tavola dove la famiglia mangiava. La gente del luogo riporta che dopo il sequestro, Giannagelo non era più quello di prima, ma l’agonia di mostrare l’orecchio ogni giorno continuò fino a quando una mattina la moglie di Giannangelo fu trovata morta annegata nella cisterna del castello. La tradizione vuole che la moglie si sia gettata nella cisterna non riuscendo più a reggere questa continua tortura.