A caccia di nidi

Tra i giochi che facevamo da ragazzini c’era anche la ricerca dei nidi di alcune specie di uccelli. Quelle “indagini” rappresentavano per noi uno dei segnali che stavamo crescendo, poiché tali prodezze non erano permesse a quelli più piccoli, in quanto erano già imprudenti per noi adolescenti. Quelli più grandi, poi, avevano interessi completamente diversi.

Si trattava infatti di arrampicarsi sugli alberi, operazione per la quale era richiesta una certa abilità, oppure di ispezionare i cespugli all’interno dei quali nidificavano alcune specie e, anche in questo caso, era richiesta una certa perizia, per evitare di pungersi con le spine, o lacerarsi gli indumenti.     

La ricerca iniziava con l’individuazione dei nidi, seguendone la costruzione sin dall’inizio, ma facendo attenzione a non farsi vedere dagli uccelli intenti nelle operazioni preliminari della nidificazione, altrimenti questi li avrebbero abbandonati.

C’era molta segretezza nello svolgere questa iniziale attività, preferendo agire da soli o, al massimo, condividendo il segreto con pochi amici fidati. Con cautela, si effettuavano i controlli: dalla deposizione delle uova, alla nascita degli uccellini, fino al loro sviluppo.

Durante queste operazioni, l’avvicinamento al nido si effettuava con molta circospezione, poiché l’interesse principale era la cattura della madre con tutta la nidiata, per allevarli in cattività. Avvenimento che, quasi mai, si verificava.

Per questa ragione, qualora si fosse più d’uno, il leader del gruppo, cioè colui che aveva scoperto il nido, esortava gli altri con l’espressione: “zitti, ca ciacchiappemo la mamma!” (zitti, che prendiamo anche la mamma).   

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